Il 15 febbraio il comitato Livorno_popolare ha lanciato un'iniziativa di azionariato popolare che mira all'acquisto della parte maggioritaria delle quote della società del Livorno Calcio. In meno di 48 ore sono state raccolte mille firme tramite la piattaforma ideata ad hoc dal comitato: livornopopolare.com. Sul manifesto d'intenti leggiamo: "Siamo un gruppo di persone, tifosi, tifose, cittadini e cittadine, che, stanchi di lamentarsi, hanno deciso di rimboccarsi le maniche per studiare e realizzare un modello di gestione sportiva dell'As Livorno Calcio di profonda rottura con il passato. Un modello che ribalti radicalmente l'impostazione culturale per la quale una squadra di calcio debba essere necessariamente acquisita e gestita da un unico proprietario/presidente e che i tifosi debbano subire le sorti della società senza alcuna voce in capitolo."
Idea nobile e condivisibile, che strizza l'occhio al modello gestionale di azionariato popolare spagnolo, inglese e tedesco.
Abbiamo deciso di chiedere maggiori informazioni ad un nostro amico e sostenitore, un ultras storico del Livorno, per chiedere un punto di vista sulla questione da chi la vive in prima persona.
Abbiamo scoperto, con grande rammarico, che in questa coraggiosa iniziativa non sono stati interpellati gli ultras seppur, negli ultimi dieci anni, essi abbiano proposto alla società di farsi carico di un certo numero di abbonamenti fissi in cambio di un posto di rappresentanza all'interno del Consiglio di amministrazione della squadra, ricevendo il silenzio come unica risposta.
Questo, però, non ha scoraggiato la tifoseria organizzata che, individualmente e liberamente, ha scelto di partecipare all'iniziativa, nonostante le giuste e comprensibili remore, dimostrando rispetto e attaccamento alla maglia. I dubbi maggiori non sono sull'idea in sé, che anzi è condivisa e sostenuta, piuttosto sulla sua attuazione; il calcio professionistico, in Italia, segue logiche economiche proprie ed è molto oneroso da sostenere, per questo l'iniziativa è lodevole ma di difficile realizzazione. Altre esperienze di azionariato popolare in Italia esistono ma, effettivamente, riguardano squadre e società dilettantistiche. Pensiamo al Fasano che dal novembre 2016, grazie all'associazione Il Fasano siamo noi e ad un movimento inedito di piazza, intraprendendo la via dell'azionariato popolare, ha risollevato le sorti calcistiche e societarie della squadra, dando una spinta dal basso che ha portato il Fasano alla promozione in serie D a seguito delle vittorie conquistate nel campionato 2017-2018 e un attaccamento più sentito dei tifosi.
L'A.P.S. "Taras 706 a.C." è un altro esempio virtuoso di azionariato popolare. Il 20 luglio 2012 l'associazione di tifosi e Gianluca Sostegno (per due volte nel Direttivo della Fondazione Taras, non più ricandidabile per lo statuto dell'associazione) hanno costituito la società sportiva dilettantistica Taranto Football Club 1927 s.r.l.
Così come la Sambenedettese, Orgoglio Amaranto e il Derthona, ecc. Da ultras e fondatori di una squadra di calcio popolare non possiamo che auspicare che l'iniziativa intrapresa dal Livorno e dal suo comitato riesca nell'impresa, anche se restiamo basiti dalla scelta di non interpellare chi grida, soffre e lotta sugli spalti per la squadra e con la squadra, chi la vive sulla propria pelle facendo scorrere nelle vene l'amore e l'attaccamento viscerale verso di essa.







