- COME SPIEGHERESTI IL CALCIO POPOLARE AD UNA PERSONA CHE NON NE HA MAI SENTITO PARLARE? QUANDO NASCE IL PROGETTO? QUALI SONO I VOSTRI OBIETTIVI?
Il calcio popolare è un movimento di persone che ha deciso che il calcio moderno non era più uno sport accessibile a tutt* e ha voluto creare una propria squadra auto-gestita e auto-finanziata. Lontano dalle logiche di speculazione e profitto, si vuole fare aggregazione sociale, perchè è questo il primo valore e significato di questo sport di squadra. Il progetto nel febbraio 2019. I nostri obiettivi sono creare una dimensione aggregativa intorno al calcio a 11 e non solo (c'è anche la squadra di calcio a 5 femminile e si stavano formando squadre di pallavolo). L'idea è quella di rendere lo sport accessibile a tutti e tutte, sia come costi che come spazi, in una logica includente, fermi i valori dell'antirazzismo, antisessismo e antifascismo.
- PERCHE’ AVETE SENTITO L’ESIGENZA DI CREARE UN GRUPPO DI CALCIO POPOLARE?
Lo sport è un diritto ma ormai, anche a livello dilettantistico, farlo regolarmente ha un alto costo che non tutt* si possono permettere. Inoltre nella città di Torino è pieno di campi abbandonati che non ha senso lasciare all'incuria: la nostra è una vertenza politica e sociale.
- COM’ È ORGANIZZATA LA GESTIONE COLLETTIVA DEL PROGETTO?
Ogni squadra ha la sua assemblea periodica, così come i nostri e le nostre supporters. Al loro interno vengono discusse le questioni organizzative e ripartiti i compiti pratici e amministrativi. L'autofinanziamento passa per eventi auto-organizzati con l'aiuto di tutti e tutte.
- QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFICOLTA’? C’E’ STATO UN EPISODIO O UN MOMENTO CRITICO DI PARTICOLARE SIGNIFICATO NELLA VOSTRA STORIA CHE HAI VOGLIA DI CONDIVIDERE CON NOI?
Sicuramente l'emergenza covid, per una realtà giovanissima come la nostra, è stata un duro colpo: i campionati si sono fermati così come gli allenamenti, non ci è più possibile creare momenti di aggregazione e tantomeno di auto-finanziamento. Inoltre, la squadra di pallavolo che aveva iniziato ad allenarsi in vista di quest'anno è stata fermata sul nascere.
- LE REALTA’ DI CALCIO POPOLARE STANNO AUMENTANDO DA NORD A SUD. PENSI CHE L’IPOTESI DI CREARE UNA SORTA DI “LEGA INDIPENDENTE” AVREBBE SENSO O SAREBBE PIU’ GIUSTO RESTARE NEI CIRCUITI “UFFICIALI” PER CONTINUARE A VEICOLARE I NOSTRI VALORI?
Seppure è vero che le squadre di calcio popolare stanno crescendo in numero e seguito la nostra opinione è quella di continuare ad agire nei circuiti ufficiali, per ora. Questo per due motivi: primo, è fondamentale portare le nostre idee sui campi di calcio 'normali', dove passano persone di ogni tipo e dove le nostre idee possono arrivare ad altri esterni al nostro 'circuito'. Secondo, le squadre di calcio popolare, tranne qualche eccezione, sono ancora troppo poche e piccole per organizzare un campionato tra noi a costi sostenibili.
- COSA VI GRATIFICA PIU’ DI TUTTO DEL VOSTRO PROGETTO? C’E’ STATO UN PARTICOLARE EPISODIO CHE RACCHIUDE MEGLIO IL SENSO DI QUELLO CHE FATE?
Direi la partecipazione spontanea che si è verificata da subito in ogni settore, dalla squadra ai tifosi, che ha contribuito a creare un clima 'familiare' fin da subito: tutt* vanno a vedere tutt*, è un'unica grande squadra. Ci vengono in mente due episodi: uno è l'esordio della femminile con le cugine della San Salvario, dove abbiamo trasformato in un campo di periferia nella Bombonera, in un derby dentro e fuori dal campo. L'altro è una trasferta a San Damiano D'Asti (a un'ora di macchina) dove abbiamo riempito un pullman di supporters, abbiamo perso 4 a 1 ma poi si è andati a mangiare in 80 in osteria ed è stata comunque una festa.
- ALLA LUCE DELLA DERIVA REPRESSIVA IN ATTO IN ITALIA DA MOLTI ANNI, PENSI CHE IL CALCIO POPOLARE SIA UNA RISPOSTA EFFICACE DA PARTE DEL MOVIMENTO ULTRAS?
Pensiamo che possa essere una valida opzione per i movimenti ultras che, giustamente, non sottostanno a questi regimi repressivi. Il tifo è fondamentale in questo sport e gli stadi vuoti durante questo 2020 ce lo hanno palesato. Il calcio senza aggregazione è solo business.
- COSA CONSIGLIERESTI AD UN GRUPPO DI PERSONE CHE VORREBBERO INTRAPRENDERE UN PERCORSO SIMILE?
Dalla nostra seppur breve esperienza, ci sentiamo di dire e guardare alle altre squadre che, in tutta Italia, stanno facendo un bellissimo lavoro. Non abbiamo molti consigli da elargire ma sicuramente un progetto di questo genere non può fare a meno del territorio: non partire dunque con un'idea prefissata di quello che si vuol fare, ma guardare quello che si ha in mano e piano piano crescere.