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Rassegna stampa

Comunicati, notizie e match report

VII EDITORIALE, IV ANNO – PER VIVERE UNA FAVOLA

C’era una volta un campo polveroso della provincia di Bari, 11 ragazzi in biancorosso che inseguivano caparbiamente un pallone. Poi al 73° minuto del secondo tempo, uno di loro, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, saltò più in alto degli avversari, colpì con forza quel pallone inseguito per tutta la partita, che finalmente finì alle spalle del portiere, suscitando l’esultanza scomposta del gruppo presente in gradinata. Quel giorno l’Ideale, difendendo strenuamente il risultato, tornò a casa con una vittoria, insperata, sofferta, di quelle che alla fine ti sporcano inevitabilmente di polvere, ma hanno il sapore del sacrificio.

E’ la trasferta di Acquaviva, una vittoria decisiva che per la prima volta ci ha dato la sensazione concreta di poter conseguire un risultato importante. Un’altra domenica vissuta col cuore in gola, un altro tassello di una lunga storia da scrivere insieme.

Nella prima partita casalinga di questa stagione abbiamo esposto uno striscione che recitava così: “Rinunce, collette e tanta passione, a volte nascono FAVOLE attorno ad un pallone”. Beh, non sappiamo come finirà questo avvincente campionato, ma siamo sicuri che – comunque vada – attorno a quel pallone sia già nata una piccola FAVOLA, che merita di essere raccontata.

Proprio così, ci piace pensare che in futuro, invece delle classiche favole che ascoltavamo da bambini, potremo raccontare ai nostri figli o nipoti di come 11 ragazzi in biancorosso siano riusciti a regalare emozioni alla gente. La stessa gente che, con l’autofinanziamento, le collette, le iniziative, garantiva a quei ragazzi la possibilità di scendere in campo ogni domenica per divertirsi e far divertire.

Con il progetto Ideale Bari, e più in generale con il fenomeno della partecipazione popolare nelle società, i tifosi sono tornati finalmente protagonisti a discapito di un sistema che ormai li vorrebbe relegati nel triste ruolo di clienti.

E’ ormai evidente, infatti, che il calcio sia diventato esclusivamente un prodotto. Così succede che le televisioni abbiano imposto di far mettere il recupero di Avellino-Bari il giorno di Pasquetta, “che volete? già ci hanno concesso di non giocare il 26 dicembre, come accaduto qualche anno fa” dice rassegnato qualcuno. Succede che una squadra gloriosa come il Tottenham, che fa capo ad uno dei quartieri più poveri e popolari di Londra, annunci che per la prossima stagione il prezzo minimo per un abbonamento nel nuovo e scintillante impianto ammonterà a 795 sterline, oltre 900 euro. Succede che da pochi giorni la Uefa abbia presentato il progetto di una sorta di Champions League delle Nazionali, ennesima trovata per poter metter su un altro corposo business, tra diritti televisivi e scommesse.

Il tifoso (meglio non nominare l’ultras!) non conta più nulla, può solo spendere i propri soldi (comprando gadget, pacchetti tv e costosi biglietti) senza avere alcun diritto di parola. E’, per certi versi, considerato ormai un corpo estraneo negli stadi. Non a caso l’Udinese, nel rifare il nuovo impianto, ha scelto di far colorare i propri seggiolini di diversi colori, come avviene in alcuni stadi esteri. Deve esserci l’impressione, ad occhio, che le tribune siano sempre piene, nonostante siano sempre più tristemente vuote. Ricordiamo ancora il telone con i tifosi stampati esposto a Trieste. Ma non basta.

E’ di questi giorni la notizia che il commissario straordinario della FIGC vorrebbe introdurre, già nella prossima stagione, il “daspo interno”, vale a dire la possibilità per le società sportive di applicare, nei confronti dei tifosi che non rispettino una sorta di “Codice Etico”, misure tali da comportare la sospensione temporanea del titolo di accesso allo stadio, il ritiro definitivo, o il divieto di acquisizione di un nuovo titolo. Le società che non si adegueranno a questo assurdo sistema repressivo rischiano pesanti sanzioni pecuniarie, naturalmente destinate, ancora una volta, a rimpinguare le casse di chi governa il calcio. Le curve, un tempo luogo di aggregazione, stanno diventando mero luogo dove seguire a caro prezzo (in tutti i sensi, sia economico che per la propria libertà personale) la partita.

Questo modello di calcio, fondato sulla logica del lucro, è destinato inesorabilmente a fallire. E non lo diciamo certo noi, ma i fatti: ogni anno decine e decine di squadre spariscono e non riescono ad iscriversi ai rispettivi campionati o a portarli a termine, dalla serie A alla terza categoria. Poi qualche volta accade, come successo ad Arezzo che i tifosi, quegli stessi il sistema reprime, riuniti nell’Associazione “Orgoglio Amaranto”, siano riusciti, col supporto di imprenditori locali, a raccogliere ben 372 mila euro, per pagare stipendi arretrati e quant’altro, evitando di fatto il secondo fallimento della loro squadra nel giro di pochi anni.

Ma l’esempio di Arezzo sta a dimostrare che il tifoso non può e non deve essere considerato come una sorta di “salvagente” da usare soltanto quando la barca, pilotata male da altri, stia per affondare. E’ indispensabile che il tifoso possa tornare stabilmente ad essere effettivo protagonista della propria società, partecipandone attivamente alla gestione. Non bisogna chinare il capo a questo sistema drogato dal dio denaro, accettando sempre passivamente tutto. Si può e si deve reagire con forza.

Dal canto nostro, da 6 anni a questa parte abbiamo tracciato una piccola e impervia strada da seguire e speriamo che sempre più persone vogliano percorrerla con noi. Invitiamo tutti, domenica ad essere presenti al Lovero di Bari – Palese alle 15.30. 11 ragazzi in biancorosso sfidano l’Atletico Martina per difendere il secondo posto in classifica. Vi aspettiamo, ancora una volta, per vivere una favola…

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