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Rassegna stampa

Comunicati, notizie e match report

SIAMO TUTTI FEDERICO ALDROVANDI, VITTIMA DI STATO

La storia di Federico Aldrovandi ci riguarda tutti.  È la storia di un abuso commesso da uomini in divisa su un ragazzo inerme. Un fatto tragico, purtroppo non isolato che è capitato troppe altre volte in Italia, spesso nel contesto tifo-calcio. Qui ricordiamo la sua vicenda e il suo triste epilogo. Sabato sera a Ferrara, Federico – diciotto anni e la passione per la Spal –  esce di casa per una serata di musica in compagnia degli amici. Intorno alle 5 del mattino di domenica gli amici lo lasciano poco distante da casa: Federico percorre il chilometro che lo separa dalla sua abitazione. 

Alle 6.45 non è ancora arrivato: i genitori iniziano un inutile giro di telefonate tra amici e conoscenti. Poi, intorno alle 11.00, un ispettore della Digos, con la testa bassa, dà alla famiglia la notizia: Federico è stato trovato morto intorno alle 6.00 nel parco adiacente Via dell’Ippodromo. È il 24 settembre del 2005. La cronaca parla di morte provocata da mix di cocaina ed LSD. Non è vero. Intanto si cercano testimoni, poiché nel luogo dell’accaduto ci sono molte abitazioni.

La mamma di Federico pubblica in rete la foto che ritrae il ragazzo in una pozza di sangue. Nelle settimane seguenti i giornali non vogliono parlare dell’accaduto. Le curve si: striscioni per Federico iniziano a campeggiare nelle curve di tutta Italia da Ferrara a Roma, da Nord a Sud. Sei mesi dopo, nel giugno del 2006, una donna dichiara di aver visto il corpo di Federico lasciato a terra inerme da quattro agenti. Ha lesioni in tutto il corpo, diverse delle quali causate dall’uso di manganelli. Verbale dell’intervento manomesso: nel giugno del 2007 si decide di andare a processo, con i quattro imputati che si avvalgono della facoltà di non rispondere in merito all’accusa di omicidio in eccesso colposo. Seguono udienze, varie testimonianze e perizie, fino alla scoperta della vera causa della morte: compressione toracica. A rivelare ciò è la foto del cuore del ragazzo. Non un malore, quindi, ma il risultato della violenza cieca di quattro individui in divisa.

Nel giugno del 2012 la Cassazione condanna i quattro imputati a 3 anni e sei mesi di reclusione, di cui 3 anni condonati dall’indulto. Altre tre condanne verso funzionari di Polizia per omissione d’atti di ufficio e favoreggiamento. Un ragazzo viene ammazzato e la condanna è a sei mesi di carcere. Che opinione si può avere su una giustizia che funziona in questo modo? “Basta, aiuto” – Quella domenica mattina quattro piccoli uomini in divisa non riuscirono ad ascoltare le grida di un ragazzo di diciotto anni, solo e disarmato, che cercava disperatamente di farli desistere da quell’azione di morte.

Le curve di tante tifoserie ricordano ancora oggi Federico Aldrovandi, ennesima vittima di abuso in divisa. Di tanto in tanto le autorità dispongono il divieto di ingresso negli stadi di bandiere, stendardi, magliette raffiguranti il volto di Aldro, pensando di poter in questo modo annegare nell’oblio la realtà oscena. Un ragazzo inerme è stato ammazzato, prove sono state nascoste e la giustizia è stata fin troppo indulgente. Tutti noi siamo Federico Aldrovandi. Non lo dimenticheremo.

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