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Rassegna stampa

Comunicati, notizie e match report

LE NOSTRE INTERVISTE DI CALCIO POPOLARE, PARTE II: MFC 1871

Se Oltralpe il movimento del calcio popolare non è (ancora) diffuso come in Italia, anche in Francia esistono realtà che da anni portano avanti progetti di calcio ‘dal basso’. Scopro il Ménilmontant FC 1871 nel 2016: succede quasi per caso, con una telefonata di un amico (un vecchio ultras del PSG prima che la squadra passasse nelle mani dei qatarioti che, qualcuno lo ricorderà, è stato anche nostro ospite) in una pigra e piovigginosa domenica pomeriggio. L’MFC gioca non troppo lontano da casa, mi dice, a Bagnolet, che in linea d’aria è a due passi ma che coi trasporti ti costringe a un giro inutilmente lungo. “On y va”, comunque, come dicono da quelle parti, e arriviamo a partita già iniziata, accolti da una coltre di fumogeni biancorossa così fitta che, per qualche minuto, non si vedono neanche i giocatori in campo. Lo spettacolo, però, è sugli spalti. L’MFC – anzi, il Menil – è una squadra atipica. Prende il nome da uno degli ultimi bastioni di una Parigi popolare spinta sempre più verso le periferie. La data, il 1871, è un omaggio all’esperienza rivoluzionaria della comune di Parigi e a quei pochi mesi in cui la capitale è stata nelle mani del popolo. Di recente, per una coreografia che rappresentava una volante della polizia in fiamme con la scritta “ici on rêve que les poulets rotissent” (letteralmente, “qui sogniamo che i polli arrostiscano”, ma ‘poulet’, in francese, equivale al nostro ‘sbirro’), ripresa dal testo di un rapper francese, i ragazzi del Ménil si sono visti comminare una squalifica del terreno di gioco per un anno, con il divieto di disputare le partite entro un raggio di venti chilometri dal loro stadio a Bobigny. Di questo e altro abbiamo parlato con loro, nell’intervista che trovate qui sotto. Buona lettura!

 

Il Menil nasce nel 2014: come è cambiata la società in questi sei anni? Quanta gente segue il Menil? Quanti partecipano in maniera attiva alla gestione del club?

 

Il Menil ha iniziato la sua storia nel 2014 con una squadra composta principalmente da giocatori provenienti dagli ambienti militanti antifascisti parigini con l’aggiunta di amici e conoscenti. Era composta da una ventina di giocatori il primo anno e per due stagioni gli allenamenti e le partite furono totalmente autogestiti dai giocatori.

Con la promozione alla fine della seconda stagione si è fatto sentire il bisogno di avere un allenatore e di strutturare un po diversamente l’organizzazione della squadra.

Nel corso di questi anni la composizione dei giocatori è mutata svariate volte. Oggi con la partenza del nucleo storico militante, sono rimasti solo un paio di giocatori della prima stagione, si ha una base più variegata che aggiunge al nucleo storico degli studenti universitari, dei ragazzi dei quartieri popolari, giovani vicini agli ambienti ultras, migranti e minori non accompagnati.

Oggi, con la promozione della stagione scorsa, abbiamo più di 50 giocatori per due squadre iscritte in terza e quinta divisione al campionato FFF del Distretto 93, 2 allenatori, diversi dirigenti e svariati membri attivi del club.

In merito la gestione del club, grazie alla naturale evoluzione avvenuta negli anni, oggi riusciamo a condividere tra i membri più attivi le numerose attività che bisogna effettuare per portare avanti la vita del club. La domenica tra le 20 e le 100 persone assistono alle nostre partite in base al meteo, e soprattutto all’importanza dell’incontro data anche dagli eventi che ne vengono creati a contorno.

Una trentina di persone partecipano attivamente alla gestione globale del club, considerando il lato prettamente calcistico, le animazioni in tribuna, la comunicazione sui social, la produzione del materiale sportivo e le pratiche amministrative. In generale tutte le decisioni importanti che riguardano questi aspetti sono votate collettivamente.

 

Quanto è forte il rapporto tra il Menil e Bobigny? Che iniziative portate avanti sul territorio?

 

Non essendo una squadra di Bobigny e non avendo una relazione particolare con la città, a parte il fatto di allenarci e giocare le nostre partire la domenica nel suo stadio, non è facile organizzare delle attività. In merito alle iniziative sociali alcuni membri del club, individualmente, partecipano a dei progetti associativi, per esempio con le comunità Rom che vivono nella città di Bobigny e nei dintorni di Parigi. Il club si è quindi avvicinato a questi progetti invitando regolarmente i bambini del campo allo stadio per le partite, organizzando attività sportive ed educative popolari o facendo delle raccolte di cibo e vestiti.

Lo stesso è stato fatto con dei rifugiati e richiedenti asilo ai quali abbiamo dato il nostro supporto per creare il loro progetto sportivo attraverso un’associazione. Abbiamo anche il piacere di averne tra i nostri giocatori diversi giovani e minori che seguiamo e aiutiamo al di là dell’aspetto calcistico.

 

In Francia, come in Italia, la repressione dei movimenti ultras e del calcio popolare è all’ordine del giorno. L’anno scorso, l’obbligo di giocare a 20 km di distanza dal vostro stadio ha causato problemi dal punto di vista della partecipazione, sugli spalti e in campo?

 

Purtroppo la squalifica del terreno da gioco che abbiamo subito la stagione passata è ancora valida fino a fine 2020.

L’anno scorso abbiamo avuto moltissime difficoltà a trovare dei campi da gioco a più di 20km da Bobigny e solamente l’interruzione del campionato, per i motivi che tutti sappiamo, ci ha permesso di non perdere più di una partita a tavolino e quindi rischiare la retrocessione.

Anche quest’anno stiamo avendo le stesse difficoltà e anche quando riusciamo, subiamo il boicottaggio da parte delle amministrazioni comunali che impediscono il naturale svolgersi delle partite, come è successo alla prima partita di campionato di questa stagione.

Ovviamente non è facile preparare una stagione in queste condizioni, non sapendo dove giocherai e rischiando la retrocessione anticipata. Noi proviamo a svolgere le nostre attività come se nulla fosse ma di certo non è lo stesso nè per i nostri giocatori, che potrebbero preferire lidi più sicuri, nè per i nostri tifosi a cui di fatto è quasi impedito di supportare la squadra essendo costretti a dover organizzare delle trasferte impegnative per seguirla.

 

Cosa ci dite del movimento calcio popolare in Francia? Avete contatti con altre realtà d’oltralpe? Esistono forme di coordinamento nazionale?

 

Il movimento del calcio popolare in Francia non ha minimamente le proporzioni di quello che voi avete in questo momento in Italia, dove quasi ogni città può contare una sua compagine locale. Siamo in contatto con alcune squadre come il Football Du Peuple Montpellier, che sono venuti a trovarci durante un nostro evento organizzato due stagioni fa, e il Football Populaire de Caen e il Baiona FC. Sono invece molti i legami che abbiamo all’estero, come in Spagna, Germania, UK (Clapton CFC) e Italia (con l’Ardita Giambellino e la F.C. Dal Pozzo ci unisce un legame particolare, e Quartograd, Spartak Lecce, Aurora Vanchiglia e adesso voi, con le quali abbiamo avuto modo di creare dei contatti in questi anni). Al momento visto il numero esiguo di realtà presenti in Francia non esistono forme di coordinamento nazionale, ma speriamo il movimento cresca presto.

 

Che impatto sta avendo la crisi sanitaria da Covid-19 sulla squadra e sul calcio non professionistico in Francia?

 

Come già detto l’impatto è stato enorme soprattutto sulla preparazione della nuova stagione senza aver avuto delle direttive chiare della Federazione. La maggior parte delle strutture non è a norma alle nuove misure di distanziamento, quindi non si potranno usare spogliatoi o locali vari fino a nuove comunicazioni. Per il momento nessuna restrizione è data ai tifosi nel calcio dilettantistico, considerati i numeri ristretti rispetto allo spazio a disposizione. Abbiamo visto che in Italia è stata portata avanti una campagna da molti club popolari, in primis Spartak Apuane e C.P. Trebesto, per ridurre i costi d’iscrizione per la stagione attuale, o altre squadre, come la Lokomotiv Flegrea, che hanno preferito rinunciare a iscrivere la prima squadra per denunciare, ancora di più in questo periodo di crisi sanitaria, che questo calcio basato solo sul business non ci rappresenta.

Sono entrambe due iniziative molto valide che rispettiamo, la prima iniziativa purtroppo al momento qui in Francia é difficile da portare avanti non avendo, come detto  prima, un movimento numeroso di realtà di calcio popolare, la seconda potrebbe sicuramente essere presa in considerazione se si venissero a creare le condizioni di divieto di partecipazione dei tifosi alle nostre partite. Condividiamo pienamente il messaggio della Lokomotiv che “il calcio, e il calcio popolare ancora di più, non possono esistere senza tifosi”.

 

 

 

 

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