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Rassegna stampa

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LEGGI SPECIALI, OGGI PER GLI ULTRA’, DOMANI PER TUTTA LA CITTA’

Così recitava uno striscione che ha fatto capolino in varie curve italiane nel 2001.

Gli ultras ci avevano visto giusto. Le curve, dalla fine degli anni ’80, sono state luogo ideale per sperimentare nuove forme di repressione sociale.

Uno degli ultimi prodotti di questa sperimentazione in atto da circa trent’anni è certamente rappresentato dal “Daspo urbano”.

Tale misura, già dal nome, ricalca il tradizionale “Daspo” attuato nell’ambito delle manifestazioni sportive, introdotto nel nostro ordinamento nel 1989 al fine di contrastare la violenza negli stadi.

Si tratta di un provvedimento amministrativo composito, contenuto nel c.d. decreto Minniti del 2017, successivamente modificato dal decreto sicurezza del 2018 che ne ha ulteriormente ampliato l’ambito di applicazione e inasprito le sanzioni.

Il daspo urbano mira in buona sostanza a sanzionare la condotta di chi ostacola l’accesso e la libera fruizione di determinati luoghi pubblici e, in generale, si propone di contrastare fenomeni di “degrado urbano”.

Sul piano sanzionatorio, da un lato, comporta l’allontanamento del trasgressore dal luogo ove è stato commesso il fatto, dall’altro l’irrogazione nei suoi confronti di una sanzione pecuniaria (che va da 100 a 300 euro); In caso di violazione dell’ordine di allontanamento, si applica una ulteriore sanzione, aumentata del doppio.

Inoltre, copia dell’ordine di allontanamento viene trasmessa al questore, il quale, in caso di reiterazione della condotta da cui possa derivare un pericolo per la sicurezza pubblica , ha facoltà di disporre un divieto di accesso del trasgressore (c.d. daspo urbano in senso stretto) ad una o più aree della città per un periodo massimo di 12 mesi (elevabile a due anni, in caso di soggetto già condannato per reati contro la persona o il patrimonio).

Ciò premesso, non possiamo non rilevare brevemente le gravi criticità di questa misura.

In primis, il testo di legge contiene delle previsioni davvero troppo generiche, che non specificano quali siano e come debbano estrinsecarsi le condotte punibili, rimettendo di fatto ogni valutazione al libero arbitrio dell’operatore della Polizia Urbana, in barba al principio di legalità.

Ed ancora, il daspo urbano, in tutta evidenza, colpisce una buona fetta di soggetti che vivono in uno stato di grave difficoltà economica ed emarginazione (si pensi ai senzatetto, tossicodipendenti, ecc.), i quali sovente vivono nelle aree da cui vengono forzatamente allontanati (es. stazioni ferroviarie) e non hanno altri posti in cui stare.

In tal modo, il Legislatore, col daspo urbano, finisce per colpire soggetti deboli, senza fornire loro alcun sostegno socio assistenziale.

In conclusione, riteniamo che tale misura, frutto della legislazione di urgenza sempre più in voga negli ultimi anni (che, senza alcuna progettualità, mira ciecamente a sanzionare dei fenomeni, piuttosto che a cercare di trovare soluzioni), determini l’ennesima compressione di libertà fondamentali della persona, attraverso la subdola scorciatoia dell’azione amministrativa.

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