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Rassegna stampa

Comunicati, notizie e match report

LE PRODUZIONI DAL “BASSO” IN ITALIA IN AMBITO SPORTIVO

Sono chiamato in causa, dai ragazzi di NDNTK, per esprimere la mia a riguardo dello sport popolare. Ed è una vera e propria impresa, in quanto trattasi di un movimento collettivo, di una sorta di controcultura in continuo divenire, oltre che dalle mille sfaccettature.

Per poterne parlare, inizierei preliminarmente con descrivere cosa si intende per “sport popolare”, ovvero un modo autogestito ed autoprodotto di guidare una associazione sportiva. Progetti nati fondamentalmente a cavallo delle prime due decadi del nuovo millennio da una nefasta epoca, quella degli scandali dovuti dalle scommesse, dal doping e lucro, e che trovarono il decisivo impulso da una cerchia sempre più ampia di ragazzi e ragazze, i quali sentirono l’esigenza di dare una svolta ad un mondo sempre più condizionato e macchiato da interessi e business, dando così vita, nelle varie città, a veri e propri sistemi auto-organizzati.

Sono tante le realtà che sono esistite e che continuano ad esistere, e tutte coordinate autonomamente, in maniera diversa tra loro, suddivise soprattutto in due macro-aree : movimenti nati da esperienze politiche (e centri sociali) o “curvaiole”.

Ma come funziona un’associazione che pratica sport popolare? Innanzitutto trattasi di organizzazioni orizzontali, democratiche, nelle quali, seppur vi siano dei ruoli statutari e degli organigrammi, le decisioni vengono prese collettivamente in assemblee a cadenza mensile o comunque periodiche, nelle quali si disquisisce su un ordine del giorno prestabilito, a cui seguono delle decisioni condivise.
Non vi è un “padrone”, non vi è il concetto di proprietà esclusiva dell’ imprenditore di turno, non vi è quel concetto di “monarchia sportiva” che, purtroppo, troppo spesso e in maniera sempre più tangibile e opprimente, ha preso piede a livello professionistico (ahimè, ultimamente anche nel dilettantismo).

E così, organizzati in associazioni, cooperative o società sportive, quegli stessi ragazzi e ragazze hanno spodestato quei ruoli patriarcali di cui sopra, dando vita a realtà sempre più diffuse e seguite nel nostro territorio. Riconduco la nascita dello sport “dal basso” a tutte quelle palestre popolari che trovarono radicamento, tra gli anni ’90 e 2000, nelle città come, ad esempio, fu in quel di Cosenza.

Successivamente, uno dei movimenti più organizzati è stato quello dei Lebowski di Firenze (o meglio, da qualche anno di Tavernuzze, paese limitrofo al capoluogo toscano) che, dopo un importante radicamento, ha dato vita a un progetto ancora attivo e sempre più esteso, con squadre agonistiche maschili, femminili, giovanili e anche una scuola calcio accessibile a tutti, inclusi ovviamente i meno abbienti.

Un’altra bella realtà, esistente oramai da dieci anni, è quella del Brutium, nata dalle ceneri della Curva Nord Cosenza, che milita nel campionato di Prima Categoria calabrese, dopo aver toccato anche la Promozione regionale.

In questa particolare “classifica” (più che graduatoria, le chiamerei menzioni), tra le migliori realtà ci inserirei anche quella dei ragazzi di Quarto (Napoli), i quali hanno dato vita al progetto Quartograd che, da circa 8 anni, è radicato in un territorio non sempre accessibile e pervio.

Inoltre, citazione d’obbligo è per l’ U.S. Fasano che, pur essendo differente rispetto ad una “canonica” realtà di calcio popolare (in buona sostanza, all’interno della società, un’ ampia rappresentanza è costituita dall’associazione di tifosi “Il Fasano siamo noi”), ne recepisce le istanze, portandone avanti prerogative e valori.

E poi ci siamo noi. L’ Ideale Bari fu fondata ufficialmente il 28 Maggio 2012 da alcuni ragazzi che frequentavano la curva nord che, stanchi di un mondo sempre più viziato da norme repressive, tesserine e permessi da sottoscrivere al Questore di turno, decisero di autocostruirsi una squadra di calcio che, partendo da un campionato UISP, ora è arrivato in Prima Categoria federale e che, da quest’anno, ha stretto una collaborazione a livello giovanile, co-gestendo una formazione juniores regionale U19, insieme ad una associazione sportiva di Triggiano (denominata “Arcobaleno”).

Pur non esistendo un “codice scritto” dello sport popolare e, dunque, pur non essendoci delle linee guida nazionali che definiscono cosa si intende e chi può proporre contesti di sport popolare, soprattutto negli ultimi dieci anni sono sorti una miriade di progetti che si definiscono tali, e tutti accomunati da un obiettivo comune: sovvertire l’ordine sovraimposto di uno sport senza più valori né passione.

E dunque, ben vengano le produzioni dal basso, i movimenti auto-organizzati, le associazioni libere e non conformi: ben venga lo sport popolare e lunga vita ad esso!

FONTE : https://www.ndntk.it/2020/05/01/sport-popolare-dal-basso-in-italia/

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