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Rassegna stampa

Comunicati, notizie e match report

LA NOSTRA VOCE: ULTRAS E COVID, QUALE FUTURO?

I primi due casi COVID-19 del 2020, in Italia, sono stati confermati il 30 gennaio 2020: due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi al virus SARS-CoV-2 a Roma.
Un focolaio di infezioni di COVID-19 è stato successivamente rilevato il 21 febbraio 2020 in Lombardia, a Codogno, in Provincia di Lodi, aumentati a 60 il giorno successivo con i primi decessi segnalati negli stessi giorni. L’emergenza coronavirus ha colto tutti impreparati ed il mondo del calcio non ha fatto eccezione. Su indicazioni del Governo, la Lega di serie A ha deciso di far giocare le partite da marzo a porte chiuse per tutelare prima di tutto la salute dei cittadini.
Gli ultras, legati insieme dallo slogan “Stop Football. No football without fans”, dicono la loro nel dibattito sulla ripresa del campionato. Quasi 200 gruppi delle tifoserie organizzate insieme a un centinaio di gruppi europei sottoscrivono un documento contro la ripartenza dei tornei nella fase 2 della pandemia da coronavirus.
A scendere in campo sarebbero stati solo ed esclusivamente gli interessi economici, ipotesi confermata dal fatto che il campionato sarebbe ripartito a porte chiuse, senza il cuore pulsante di questo ‘sport popolare’, ovvero i tifosi. Ma questo non è servito a fermare il sistema Calcio. Dopo il lockdown, la Lega ha deciso di far ripartire i campionati comprimendo tutte le partite da disputare in due mesi scarsi, e le società hanno dovuto affrontare diversi match nella settimana.
Nel frattempo anche i funzionari di polizia avvertivano la mancanza degli ultras e, vinti dalla nostalgia, li convocavano in questura per il rispetto della misura cautelare della firma. Con le partite a porte chiuse ed in piena emergenza, ci si aspettava un atteggiamento diverso da parte delle istituzioni, invece no! Gli ultras continuavano a firmare, anche otto volte in una settimana. Considerando che all’epoca gli spostamenti erano fortemente sconsigliati (i paesaggi lunari sugli spalti facevano da sfondo alle partite), e i problemi prioritari del Paese sembravano ben altri, tutto ciò appariva come puro accanimento.
Ma gli ultras sono il reale problema degli stadi e del Pianeta Calcio? Uno spunto interessante di riflessione lo abbiamo avuto da alcuni amici diffidati che a questa domanda hanno prontamente risposto: più non ci vogliono, più serviamo. Anche il Ministro dello Sport Spadafora ha riconosciuto pubblicamente il ruolo dei tifosi nel tessuto sociale ed ha aperto ad un loro ritorno allo stadio.  Ad oggi risulta inimmaginabile disputare delle partite di calcio senza tifosi, forse le società abbatterebbero tanti costi, ma quanta gente sarebbe disposta a vedere una partita di calcio simile alle simulazioni che si vedono nei centri scommesse? La pay tv è importante per le società ma siamo sicuri che i tifosi non lo siano ancora di più’?
Il popolo italiano è stato da sempre amante del calcio, tifosi e ultras fanno parte di questo spettacolo. La pandemia ha creato danni economici importanti alle società e soprattutto le piccole domani ne pagheranno le conseguenze.
Oggi, quando manca un mese al calcio di inizio del campionato 20/21, dopo promesse (da marinai) e relativi dietrofront da parte delle istituzioni sportive e politiche, l’orizzonte appare estremamente cupo per gli ultras, che però hanno deciso di non subire inermi questa situazione di totale incertezza. Non sappiamo cosa ci aspetta domani, ma possiamo e dobbiamo sperare in un qualcosa di diverso dell’ormai noto “ futuro all’italiana” dove si predica bene e si razzola male. In un momento così delicato per la nazione, per il bene che vogliamo a quel pallone, c’è bisogno di far fronte comune, fare aggregazione ma soprattutto sopravvivere e resistere.
Interrogarsi sul futuro e vedere fuori dal nostro piccolo orticello non può che far bene. Questo gesto di umiltà potrebbe farci tornare ai fasti di una volta quando vedere le curve ti faceva brillare gli occhi.
Vedere i nostri figli con gli occhi sgranati come i nostri, le prime volte che siamo entrati in un’arena chiamata Stadio sarebbe una grandissima soddisfazione.
Il calcio era, è e sarà uno spettacolo troppo magico da poter spiegare.
CALCIO DEL POPOLO, PENSIERO RIBELLE!

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