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Rassegna stampa

Comunicati, notizie e match report

III° Editoriale – No al calcio moderno!

III° EDITORIALE – NO AL CALCIO MODERNO

Al calcio dei potenti e delle televisioni, delle diffide senza un perché, alla tessera, agli stadi vuoti, alla repressione, io dico NO e scelgo te!”. Poche parole, cantate su un ritornello, di quelli che ti entrano in testa per intenderci, riecheggiano in un piovoso pomeriggio di fine febbraio e sintetizzano al meglio il nostro modo di pensare. Sui gradoni di cemento del “Petrone” di Molfetta, grigi come il cielo che li sovrasta, si ritrova il solito manipolo di ragazzi che, nonostante il tempo a dir poco proibitivo, ha scelto di trascorrere diversamente la domenica, su un campo di terza categoria che sembra dimenticato dal mondo, mentre molta gente affolla centri commerciali, o è seduta in poltrona a seguire i gol della serie A o, ancor peggio, i talk show dei vari moralisti e ben pensanti. Tanto per cambiare, nella settimana precedente, tv e giornali si son scagliati duramente contro i tifosi del Feyenoord, colpevoli di aver “devastato” la Capitale, divenendo in breve tempo ennesima icona di una battaglia mediatica che vede l’ultras facile preda da dare in pasto all’opinione pubblica. Pur prendendo le distanze da certi episodi che, evidentemente, nulla hanno a che vedere con il mondo ultras e i suoi valori, i fatti di Roma dimostrano, ove ce ne fosse ancora bisogno, l’assoluta incapacità di gestire la sicurezza da parte dello Stato, che, ormai da anni, preferisce comodamente percorrere la strada della cieca repressione (ed il daspo di gruppo ne è l’ultimo esempio lampante) piuttosto che prevenire che accadano certi episodi. Non stupiscono, pertanto, le parole del ministro Alfano, il quale ha auspicato l’estensione del daspo a livello europeo, dimenticando peraltro che nel nostro ordinamento esiste da oltre dieci anni, ovvero dall’introduzione della tanto contestata Legge Pisanu del 2005. Per altro verso, sarebbe bello che la stampa, fortemente indignata per i danni alla Barcaccia del Bernini (da qualcuno stimati in 2.000 euro), esprima la stessa indignazione per i tagli alla tutela dei beni culturali disposti dal governo. Basti pensare che negli ultimi dieci anni si è registrata in Italia (primo paese al mondo per numero di monumenti, musei e siti archeologici) una riduzione del 60% di fondi pubblici destinati alla tutela e conservazione del patrimonio artistico.

Meglio tornare a Molfetta. Per l’occasione, al nostro fianco ci sono alcuni ultras dell’Andria, che – a causa dell’ennesimo divieto di trasferta disposto dal Prefetto – non hanno potuto seguire la propria squadra in quel di Monopoli ed hanno voluto farci visita, rimarcando così il legame di fratellanza che unisce le nostre città. Inutile esprimere il nostro dissenso verso questo ulteriore provvedimento (figlio della cieca politica repressiva di cui si è detto) che, di fatto, ha privato dello spettacolo offerto dalle due curve una delle partite più belle del panorama ultras italiano. A distanza di pochi chilometri da noi, i barlettani lottano per salvare la loro squadra, mentre più lontano, i parmensi, una squadra che scende in campo nemmeno ce l’hanno più, segni tangibili di un calcio ormai allo sbando.

Tornando alla cronaca della partita vissuta dagli spalti, il tifo procede spedito sotto il nubifragio, i cori e i battimani si susseguono numerosi, come le birre bevute del resto. La goliardia come al solito non manca, anche grazie a Tredimazze che, indossando un vestito bianco degno di Marilyn Monroe, ha strappato un sorriso agli spettatori presenti e agli stessi giocatori in campo, divertiti dall’insolito “spettacolo”, se così si può definire! La partita sul campo, ormai pregno dall’incessante pioggia, si chiude in parità, nonostante il momentaneo vantaggio siglato da un gran tiro da fuori del capitan Di Bari, ma questa è un’altra storia. Il tempo di asciugarci dall’acquazzone (e credeteci ce ne è voluto di tempo) e di recuperare, tramite una colletta, i soldi per la multa presa per la troppa “esuberanza” dimostrata nella trasferta di Sannicandro, e siamo pronti ad organizzare la successiva partita col Trinitapoli.
Tra una telefonata e l’altra per invitare gli amici, arriva il giorno più atteso della settimana, vale a dire la domenica. Poco prima della partita, organizziamo un breve pranzo tutti insieme in pineta per poi dirigerci alla volta di Capocasale. Notiamo subito che non è una partita come le altre.

I tifosi trinitapolesi, numerosi all’andata, non saranno presenti; in compenso, c’è un solerte Commissario di campo, mandato dalla Lega su richiesta della società ospite, pronto a chiudere cancelli, porte ed impedire l’accesso alle auto. Nonostante questo clima, davvero inusuale per l’ultima categoria del calcio italiano, sugli spalti si ritrova, nel giro di pochi minuti, tanta gente venuta a sostenere l’Ideale. E’ meraviglioso vedere cosa può fare la passione per il calcio. Uniti dalla stessa parte, infatti, ci sono studenti, lavoratori, disoccupati, donne, anziani e qualche bambino che, incuriosito, tira per la giacca il papà chiedendo “chi sono quei signori che cantano?”. Il tifo parte con l’ormai noto coro “Ale oh Ideale Bari!”, seguito da altri a sostegno della squadra e contro il calcio moderno. A causa di qualche errore di calcolo nell’applicazione del “teorema di Frank” è necessario correre ai ripari comprando altre due casse di Peroni da Tonino il custode. In campo le squadre si affrontano a viso aperto e non mancano le emozioni, i capovolgimenti di fronte e qualche screzio, questo invece usuale nella categoria. Purtroppo, alla fine è il Trinitapoli a spuntarla, aggiudicandosi il match con il risultato di 3 a 2. Nonostante la sconfitta, l’Ideale esce dal campo a testa alta tra gli applausi dei tifosi e degli stessi avversari. Sul viso di qualche giocatore spunta una lacrima, segno di passione e attaccamento, ma anche di rabbia per una stagione che poteva andare diversamente. Ma è ancora presto per fare bilanci, c’è da organizzare un’altra trasferta, questa volta sul campo del Modugno, e da disputare la Coppa di lega. Ennesime occasioni, queste, per vivere indelebili emozioni, lontani dal “calcio dei potenti e delle televisioni…”

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